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Dallo yacht ai cosmetici, alle brioche: la dolce vita a sbafo del Celeste Formigoni – Repubblica.it


celeste

SORGE il mattino in compagnia dell’alba quando Roberto Formigoni si sveglia, e forse il sonno è il solo bene che non riceve in dono perché tutto il resto graziosamente accetta e prende a Sacro Sbafo. Dalle scarpe di coccodrillo azzurre, “al piè tiepide pelli”, che la notte prima il fido servo ha già celato tra le seriche cortine del famoso guardaroba, al primo caffè che beve, zucchero compreso “sono tutte utilità – si legge nel rapporto di polizia – senza dubbio di provenienza illecita”.

Poi il “Celeste Signore” – la definizione è del Parini – si ritira in bagno e si imbelletta il viso con la Genescience, duecento euro al barattolo, a base ovviamente di miracolosi peptidi, e spesso si accorge che l’ha quasi terminata e allora afferra il cellulare d’ordinanza e poiché “da tutto è servito e a nullo serve” spedisce da Chenot il suo Willy, segretario “d’amabil rito” che però non sempre riesce a ottenere il rifornimento – pagato a sbafo – dei preziosi Actif Essential: “Tu riesci a farmela avere entro lunedì mattina? Perché se no mi spacca le palle. Ecco, la Genescience viso, non il contorno occhi. Due ne ha consumate nel giro di…”. Quindi, mentre la biacca sul viso si condensa, gli capita persino di inorridire perché l’impertinente Willy, scosso il giogo della servile rima se ne va libero in versi sciolti: “La usi come colla per i manifesti”.

Ecco, la polizia giudiziaria ha tradotto in linguaggio

gelido e tuttavia crudo il delicato giorno pariniano del Celeste Signore, e dunque adesso anche quel matto vestire e gli squillanti colori di cui s’orna le vesti non sono più un’estetica bizzarra, ma il curriculum dello scroccone, conti di sartoria pagati da chissà chi, la giacca arancione di Gianni Campagna, i maglioni che egli stesso ribattezzò compiaciuto formaglioni…. “Gli stilisti Iceberg, Gerani, Richmond, hanno a cuore il mio guardaroba” spiegò in un’intervista a Panorama. E a Massimo Giannini disse: “Non li scelgo io, me li regalano”. E le mille scarpe le confeziona un artigiano della Brianza. Chi paga?

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Berlusconi e le tangenti: “Si pagano, no ai moralismi”


ROMA –  Le tangenti? Esistono, ma sono solo “commissioni”, tipiche delle democrazie imperfette, frequenti ad esempio nei paesi del Terzo mondo. E’ questo, in sintesi, il commento di Silvio Berlusconi sui recenti scandali che hanno travolto grandi aziende italiane, da Enel a Finmeccanica.  “Quando grandi gruppi come Eni, Enel o Finmeccanica – spiega l’ex premier ospite di Agorà su Raitre – trattano con Paesi che non sono complete e perfette democrazie ci sono delle condizioni che bisogna accettare per vendere i propri prodotti. Tangenti? Sono commissioni chieste in quei Paesi, le democrazie come la nostra queste cose non le fanno”.

Berlusconi dice no ai “moralismi assurdi” in fatto di tangenti: “se uno fa questo moralismo non fa l’imprenditore a livello globale. Quello delle tangenti è un fenomeno che esiste, non si possono negare le situazioni di necessità se si va trattare nei Paesi del terzo mondo o con qualche regime, e l’India è un paese fuori dalla sfera occidentale”. Pronta la risposta di Pierluigi Bersani che, dai microfoni di Radio Popolare, attacca duramente il leader Pdl: “Basta con le tangenti e basta anche con Berlusconi”.

Il Cavaliere poi aggiunge: “Questa magistratura ha mostrato un autolesionismo assoluto nei confronti dell’Italia, ora nessuno tratterà più con grandi gruppi come Eni, Enel o Finmeccanica. E’ un masochismo assurdo”. E ha proposto di reintrodurre l’immunità parlamentare se avrà la maggioranza. Sulla condanna a Raffaele Fitto, afferma: “Ho letto le carte, non c’è nessuna prova, ci sono magistrati che sono entrati a gamba tesa nella campagna elettorale”.

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