Elezioni 2013, la “Jurassic list” del Cavaliere: tra i candidati tutto tranne facce nuove


C’è già chi, tra i delusi del rinnovamento, ha trovato il titolo per l’interminabile film che sta proiettando il Pdl sulle candidature: Jurassic list. Già, perché a dispetto degli annunci sulla rivoluzione delle facce nuove nell’era della sesta ridiscesa in campo del Cavaliere, nell’epoca di internet e dei social network in cui qualcuno, imprudentemente, parlò di Forza Italia 2.0, le liste del Pdl sono davvero jurassiche. Indietro tutta.

Al termine dell’ennesima giornata di fumose riunioni tra palazzo Grazioli e via dell’Umiltà cominciano a trapelare le prime certezze. È risorto lo spirito del ’94. Non nel senso del rinnovamento, ma nel senso che la compagnia di combattenti e reduci di allora c’è tutta, con la stessa fedeltà e qualche acciacco legato agli anni. Il Cavaliere non ha voluto liberarsi di Antonio Martino, capolista in Sicilia, tessera numero due di Forza Italia e di Stefania Prestigiacomo, azzurra della prima ora. Irrinunciabili, ha scandito, nonostante non si conti più il numero delle loro legislature. Confermato anche il braccio destro (e sinistro) di Martino, Giuseppe Moles candidato al Senato in Basilicata in un posto sicuro. Così come il Cavaliere ha blindato in Veneto Renato Brunetta, vate dell’antimontismo duro e puro e Giancarlo Galan, uno che ha dichiarato che la parola Forza Italia gli fa letteralmente venire un “orgasmo”.

Nostalgia canaglia. E chissà se è un caso che quando l’ex premier ha esaminato le oltre ottanta richieste di deroghe arrivate sulla sua scrivania, è andato a cercare subito il nome di Guido Possa, suo ex compagno di scuola. Matita rossa, lo ha cerchiato, consegnando a Verdini la regola di ingaggio: “Guido non si tocca, ci deve essere”. Epperò la notizia è che, almeno per ora, Berlusconi ha accettato le deroghe sul numero di legislature di tutta la nomenklatura, non solo dei fedelissimi, ma anche dei traditori pentiti all’ultimo momento per una poltrona utile. Fabrizio Cicchitto, miracolosamente salvato al Senato nel Lazio, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, pure loro nel Lazio, e Maurizio Sacconi, al Senato in Veneto.

Tutti con tante legislature sulle spalle, e diversi tentativi di parricidio fallito. Come quando Cicchitto, Quagliariello, Gasparri, Sacconi costruirono attorno ad Alfano un correntone doroteo (così lo ribattezzò Sandro Bondi) per mandare in pensione il Cavaliere. O come quando gli stessi, insieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno e all’allora capogruppo del Pdl in Europa Mario Mauro, si inventarono Italia Popolare, un contenitore che strizzasse l’occhio a Monti in una prospettiva post-berlusconiana. Erano i tempi in cui Berlusconi faceva trapelare che avrebbe rottamato la nomenklatura e fondato un nuova Forza Italia con professionisti, società civile, e tante facce nuove. Al momento la società civile non risulta candidata, per mancanza di richieste, e quelli che dovevano essere rottamati hanno già rottamato il rinnovamento.

Ecco che tutti gli ex ministri saranno candidati, e tutto lo stato maggiore di questi anni. Compresi, ovviamente, gli avvocati di Berlusconi, pronti ad affrontare la prossima epopea giudiziaria: Niccolò Ghedini, l’inventore dell’utilizzatore finale ai tempi degli scandali sulle escort, Piero Longo, suo compagno di studio, e Maurizio Paniz colui che face votare al Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak per sollevare il conflitto di attribuzione. Un comunicato ha reso noto che sono candidati in posti sicuri, tra Camera e Senato, in Veneto.

Fin qui le nomenclature. Il problema riguarda le truppe, visto che, secondo i ben informati, il gruppo parlamentare – stando ai sondaggi – passerà dagli attuali 260 a 120. Il che ha comportato, e qui sì che il Cavaliere si è divertito, lo sterminio degli ex An. Salvati i colonnelli, ma senza più la possibilità di formare correnti. Alemanno è riuscito a garantire quattro dei suoi: Barbara Saltamartini, Mario Landolfi, Vincenzo Piso, coordinatore del Pdl laziale che candidò Fiorito detto Batman, e Andrea Augello, che però dovrà traslocare dal Senato alla Camera perché di lui il Cavaliere non si fida. Mentre Matteoli che da sempre ha un rapporto solido con Denis Verdini è riuscito a blindare il suo braccio destro Marco Martinelli.

Archiviata la stagione del rinnovamento, tanto che Annagrazia Calabria, fedelissima di Berlusconi e mai stata in discussione, ha messo a verbale una dichiarazione accorata: “Chiedo con forza al segretario Alfano che la preziosa risorsa di cui dispone
il Pdl, costituita dai ragazzi cresciuti nel partito, sia valorizzata”. Magari non eletti, ma solo inseriti nelle liste, è la richiesta. Che pare non essere stata accolta. Segno dei tempi, non c’è posto per facce nuove neanche tra coloro che non verranno eletti.

E archiviata, e questa rischia di essere una non notizia, è pure la questione della legalità nelle liste. Perché i voti sono voti. E, nonostante la battaglia di Angelino Alfano e Stefano Caldoro sulle liste pulite, in Campania sugli impresentabili non c’è discussione: Nicola Cosentino, Luigi Cesaro, Amedeo Laboccetta sono in lista. Tanto che Angelino Alfano nel corso del lunghissimo vertice a palazzo Grazioli ha comunicato che se le cose stanno così non ha intenzione di candidarsi come capolista in Campania. Perché a tutto c’è un limite. E non ha intenzione di andare a fare comizi in zone ad altra infiltrazione di camorra come Casal di principe, dove il Pdl ha percentuali bulgare. Alfano, proprio sulla Campania, ha dovuto cedere al duo Verdini-Cosentino su tutta la linea, tanto che è saltata l’ipotesi di candidare don Luigi Merola, il prete anti camorra che il segretario del Pdl e Stefano Caldoro avevano contattato. E che, quando ha visto le liste, ha preferito farsi il segno della croce e proseguire nella sua battaglia civica.

In questo quadro non stupisce che Roberto Formigoni, racconta chi ha parlato con lui, a dispetto di quanto ha dichiarato nelle interviste di questa settimana, stamattina ha comunicato ai vertici del Pdl che accetterà la candidatura per un posto al Senato. La situazione più complicata riguarda invece Claudio Scajola. L’ex ministro ha incontrato Berlusconi stamattina a palazzo Grazioli. Per quanto le sue vicende giudiziarie si siano risolte proprio questa settimana, la sua candidatura, di fatto, farebbe esplodere il partito in Liguria. Lo spiffero che trapela da palazzo Grazioli è che non sarà candidato. Chissà. Jurassic list non è ancora ai titoli di coda. Finisce domenica. Un tempo ancora lunghissimo.

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