Archivio mensile:gennaio 2013

Sondaggi elettorali: i flussi di voto secondo Ispo


Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale si intensifica l’attività degli istituti demoscopici e le sorprese non mancano. Secondo il sondaggio Ispo la situazione globale non appare mutata nelle ultime settimane: il centro-sinistra si conferma in netto vantaggio, mentre rimane il bilico la situazione al Senato dove, come noto, il risultato si deciderà nelle regioni in bilico. La lista Monti e il Movimento 5 Stelle rimangono molto vicini mentre Ingroia si attesta sopra la soglia di sbarramento del 4%.

Analizzando il dato del sondaggio Ispo nel particolare rileviamo elementi di discontinuità rispetto agli ultimi giorni del 2012. In particolare si registra una leggera, ma costante, flessione del Pd, che rimane sopra il 30% anche se di poco. Una flessione che interessa anche l’alleato Sel.

Il Pdl invece, dopo un poderoso recupero realizzato nelle prime due settimane dell’ anno, ritorna sotto il 20%. Il calo nei sondaggi elettorali inoltre, nell’area del centro-destra, riguarda anche la Lega Nord che, seppur di poco, appare in trend negativo da qualche settimana.L’inizio del nuovo anno ha rappresentato un passaggio cruciale anche per Monti e Grillo. Il Professore appena “salito” in campo si è imposto come socio di maggioranza del nuovo Centro con una percentuale vicina al 10% mentre Grillo ha avuto un crollo verticale tra Dicembre 2012 e Gennaio 2013, ma sembra ormai stabile intorno al 13%.

Con il progressivo restringimento dell’area del “non voto” si potrà assistere ad ulteriori cambiamenti dello scenario, sopratutto per quello che riguarda gli spostamenti dell’elettorato all’interno delle coalizioni.

Risultano interessanti anche le analisi dei flussi dei principali partiti tra queste elezioni e quelle del 2008. Si notano in primo luogo la perdita netta del Pdl di oltre il 60% del proprio elettorato del 2008, prevalentemente verso l’astensione, verso Monti (il cui elettorato attuale è costituito per il 40% proprio da ex pidiellini) e verso il M5S (anch’esso costituito per il 28% da ex elettori Pdl e per il 24,4% da ex elettori Pd, e per il 30% da astenuti). Anche la Lega Nord ha perso quasi la metà del proprio elettorato, principalmente verso l’astensionismo. Il Pd mantiene invece i due terzi della propria base elettorale, lasciando solo il 4% alla formazione di Monti.

Elezioni 2013, la “Jurassic list” del Cavaliere: tra i candidati tutto tranne facce nuove


C’è già chi, tra i delusi del rinnovamento, ha trovato il titolo per l’interminabile film che sta proiettando il Pdl sulle candidature: Jurassic list. Già, perché a dispetto degli annunci sulla rivoluzione delle facce nuove nell’era della sesta ridiscesa in campo del Cavaliere, nell’epoca di internet e dei social network in cui qualcuno, imprudentemente, parlò di Forza Italia 2.0, le liste del Pdl sono davvero jurassiche. Indietro tutta.

Al termine dell’ennesima giornata di fumose riunioni tra palazzo Grazioli e via dell’Umiltà cominciano a trapelare le prime certezze. È risorto lo spirito del ’94. Non nel senso del rinnovamento, ma nel senso che la compagnia di combattenti e reduci di allora c’è tutta, con la stessa fedeltà e qualche acciacco legato agli anni. Il Cavaliere non ha voluto liberarsi di Antonio Martino, capolista in Sicilia, tessera numero due di Forza Italia e di Stefania Prestigiacomo, azzurra della prima ora. Irrinunciabili, ha scandito, nonostante non si conti più il numero delle loro legislature. Confermato anche il braccio destro (e sinistro) di Martino, Giuseppe Moles candidato al Senato in Basilicata in un posto sicuro. Così come il Cavaliere ha blindato in Veneto Renato Brunetta, vate dell’antimontismo duro e puro e Giancarlo Galan, uno che ha dichiarato che la parola Forza Italia gli fa letteralmente venire un “orgasmo”.

Nostalgia canaglia. E chissà se è un caso che quando l’ex premier ha esaminato le oltre ottanta richieste di deroghe arrivate sulla sua scrivania, è andato a cercare subito il nome di Guido Possa, suo ex compagno di scuola. Matita rossa, lo ha cerchiato, consegnando a Verdini la regola di ingaggio: “Guido non si tocca, ci deve essere”. Epperò la notizia è che, almeno per ora, Berlusconi ha accettato le deroghe sul numero di legislature di tutta la nomenklatura, non solo dei fedelissimi, ma anche dei traditori pentiti all’ultimo momento per una poltrona utile. Fabrizio Cicchitto, miracolosamente salvato al Senato nel Lazio, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, pure loro nel Lazio, e Maurizio Sacconi, al Senato in Veneto.

Tutti con tante legislature sulle spalle, e diversi tentativi di parricidio fallito. Come quando Cicchitto, Quagliariello, Gasparri, Sacconi costruirono attorno ad Alfano un correntone doroteo (così lo ribattezzò Sandro Bondi) per mandare in pensione il Cavaliere. O come quando gli stessi, insieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno e all’allora capogruppo del Pdl in Europa Mario Mauro, si inventarono Italia Popolare, un contenitore che strizzasse l’occhio a Monti in una prospettiva post-berlusconiana. Erano i tempi in cui Berlusconi faceva trapelare che avrebbe rottamato la nomenklatura e fondato un nuova Forza Italia con professionisti, società civile, e tante facce nuove. Al momento la società civile non risulta candidata, per mancanza di richieste, e quelli che dovevano essere rottamati hanno già rottamato il rinnovamento.

Ecco che tutti gli ex ministri saranno candidati, e tutto lo stato maggiore di questi anni. Compresi, ovviamente, gli avvocati di Berlusconi, pronti ad affrontare la prossima epopea giudiziaria: Niccolò Ghedini, l’inventore dell’utilizzatore finale ai tempi degli scandali sulle escort, Piero Longo, suo compagno di studio, e Maurizio Paniz colui che face votare al Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak per sollevare il conflitto di attribuzione. Un comunicato ha reso noto che sono candidati in posti sicuri, tra Camera e Senato, in Veneto.

Fin qui le nomenclature. Il problema riguarda le truppe, visto che, secondo i ben informati, il gruppo parlamentare – stando ai sondaggi – passerà dagli attuali 260 a 120. Il che ha comportato, e qui sì che il Cavaliere si è divertito, lo sterminio degli ex An. Salvati i colonnelli, ma senza più la possibilità di formare correnti. Alemanno è riuscito a garantire quattro dei suoi: Barbara Saltamartini, Mario Landolfi, Vincenzo Piso, coordinatore del Pdl laziale che candidò Fiorito detto Batman, e Andrea Augello, che però dovrà traslocare dal Senato alla Camera perché di lui il Cavaliere non si fida. Mentre Matteoli che da sempre ha un rapporto solido con Denis Verdini è riuscito a blindare il suo braccio destro Marco Martinelli.

Archiviata la stagione del rinnovamento, tanto che Annagrazia Calabria, fedelissima di Berlusconi e mai stata in discussione, ha messo a verbale una dichiarazione accorata: “Chiedo con forza al segretario Alfano che la preziosa risorsa di cui dispone
il Pdl, costituita dai ragazzi cresciuti nel partito, sia valorizzata”. Magari non eletti, ma solo inseriti nelle liste, è la richiesta. Che pare non essere stata accolta. Segno dei tempi, non c’è posto per facce nuove neanche tra coloro che non verranno eletti.

E archiviata, e questa rischia di essere una non notizia, è pure la questione della legalità nelle liste. Perché i voti sono voti. E, nonostante la battaglia di Angelino Alfano e Stefano Caldoro sulle liste pulite, in Campania sugli impresentabili non c’è discussione: Nicola Cosentino, Luigi Cesaro, Amedeo Laboccetta sono in lista. Tanto che Angelino Alfano nel corso del lunghissimo vertice a palazzo Grazioli ha comunicato che se le cose stanno così non ha intenzione di candidarsi come capolista in Campania. Perché a tutto c’è un limite. E non ha intenzione di andare a fare comizi in zone ad altra infiltrazione di camorra come Casal di principe, dove il Pdl ha percentuali bulgare. Alfano, proprio sulla Campania, ha dovuto cedere al duo Verdini-Cosentino su tutta la linea, tanto che è saltata l’ipotesi di candidare don Luigi Merola, il prete anti camorra che il segretario del Pdl e Stefano Caldoro avevano contattato. E che, quando ha visto le liste, ha preferito farsi il segno della croce e proseguire nella sua battaglia civica.

In questo quadro non stupisce che Roberto Formigoni, racconta chi ha parlato con lui, a dispetto di quanto ha dichiarato nelle interviste di questa settimana, stamattina ha comunicato ai vertici del Pdl che accetterà la candidatura per un posto al Senato. La situazione più complicata riguarda invece Claudio Scajola. L’ex ministro ha incontrato Berlusconi stamattina a palazzo Grazioli. Per quanto le sue vicende giudiziarie si siano risolte proprio questa settimana, la sua candidatura, di fatto, farebbe esplodere il partito in Liguria. Lo spiffero che trapela da palazzo Grazioli è che non sarà candidato. Chissà. Jurassic list non è ancora ai titoli di coda. Finisce domenica. Un tempo ancora lunghissimo.

L’ombra della criminalità su Fare dissolta dalla coerenza di Oscar Giannino


Ieri, sulle colonne del Fatto Quotidiano, i giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizzo hanno scritto che Fare per Fermare il Declino avrebbe candidato un condannato per diversi reati mafiosi nelle liste siciliane.

Ecco la risposta di Oscar Giannino, elogiata da molti aderenti al movimento che hanno espresso apprezzamento per la presa di posizione del candidato premier:

Caro direttore, lettore e colleghi del Fatto,

 desidero ringraziarvi per l’articolo scritto ieri Da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizzo, in materia di candidature siciliane. Ieri mi avete fatto passare una brutta mattinata, perché in materia di legalità e lotta alla mafia la vigilanza da esercitare verso politica, imprese e pubblica amministrazione non è mai abbastanza. A questo serve la stampa libera, oltre che la magistratura, e ve ne sono grato.
I fatti. In Sicilia come altrove ma più che altrove, i coordinatori di Fare per fermareildeclino hanno seguito criteri energici per sottoporre le candidature a un vaglio preciso, sia contro i trascorsi politici sia soprattutto verso eventuali precedenti penali. A Palermo, avevamo candidato numero tre alla Camera Giosafat Di Trapani, presidente della piccola impresa di Confindustria. Nel vaglio della sua candidatura, ci eravamo imbattuti in numerosi precedenti penali ascritti però a un suo quasi omonimo, Josafat e non Giosafat, e avevamo chiarito l’equivoco accettando volentieri di candidarlo. Perché Giosafat è da anni impegnato in prima fila nella battaglia contro  la mafia, all’interno e in collaborazione di associazioni come Libero Futuro e Addio Pizzo, che sono pronte a testimoniarlo. I nostri coordinatori hanno raccolto evidenza inoppugnabile delle tante iniziative antimafia di Giosafat, delle sue costituzioni come parte civile in procedimenti contro l’estorsione mafiosa, e contro le infiltrazioni nei cantieri a Carini e Brancaccio. Per noi era una bandiera, perché sono e siamo convinti sostenitori della svolta antimafia intrapresa dagli imprenditori siciliani con Ivan Lo Bello e Antonello Montante.
Ma ieri abbiamo appreso dalle vostre colonne ciò che nel suo casellario giudiziario non risultava. Cioè la condanna in primo grado per favoreggiamento semplice verso Ciancimino, nel 1992. Condanna poi esitata, nel 1994 in Appello, in proscioglimento per prescrizione.  I fatti risalgono al 1984, Giosafat aveva vent’anni, usò due libretti al portatore per 25 milioni di di lire per sostenere l’azienda di suo padre, allorché Banca di Roma aveva chiesto il rientro dei fidi. Da allora, e son passati trent’anni, Giosafat nella sua vita di imprenditore è andato per la via dritta dell’impegno antimafia.
Ma c’è un ma. Noi di quella condanna poi prescritta lo abbiamo appreso da voi, non da lui. E questo non può andarci bene. Perciò vi ringrazio di quanto avete scritto. Ho comunicato a Giosafat che per me l’impegno nella battaglia antimafia e antipizzo passa per una piena trasparenza della politica. Continueremo a combatterla  anche con la sua compartecipazione, con il pieno coinvolgimento degli imprenditori sani. Ma Giosafat ora non può più essere nostro candidato, e non lo sarà.
Grazie ancora,
Oscar Giannino   
Io mi chiedo se esista in Italia un altro leader di partito abbastanza umile e coerente da contattare una testata che parla dei problemi giudiziari di uno dei propri candidati, ringraziarla e annunciare che la candidatura non ci sarà.
Giannino non accetta comportamenti simili al terzo posto in lista. Ci sono intere coalizioni che si fanno guidare da prescritti e condannati, o che  candidamente candidano prescritti e condannati. Giannino no, è diverso; e lo ha dimostrato.
Come ha scritto un aderente piemontese del movimento in post:
“Avere in lista i Dell’Utri, i Cosentino, i Verdini, i Crisafulli (PD) ha un prezzo. Per tutto il resto c’è (Fare per) Fermare il Declino”.
Vittorio Nigrelli

Purtroppo i tempi "cambiano", ma la TV resta sempre la stessa

Purtroppo i tempi “cambiano”, ma la TV resta sempre la stessa

Usa, Obama presenta storico piano per controllo armi – Yahoo! Notizie Italia


WASHINGTON (Reuters) – Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha illustrato un ampio piano per ridurre la violenza negli Stati Uniti causata da armi da fuoco, che prevede controlli sulla fedina penale per tutti coloro che compreranno un’arma e lo stop alle armi da assalto di tipo militare.

Le misure proposte dalla Casa Bianca, le più severe in decenni riguardo al controllo sulle armi da fuoco, cercano di dar voce all’opinione pubblica insorta un mese fa dopo il massacro alla scuola di Newtown Nel Connecticut, ultima strage in ordine di tempo causata da un folle armato in una scuola.

Obama ingaggia così una vera e propria battaglia con la potente lobby Usa delle armi e con i suoi sostenitori nel Congresso, che cercheranno di fare di tutto per contrastare quello che hanno già definito come un attentato al diritto costituzionale di armarsi.

Il presidente ha presentato oggi il suo piano in un evento alla Casa Bianca, presenti molti bambini e parenti delle venti piccole vittime uccise con sei adulti il 14 dicembre scorso alla Sandy Hook Elementary School di Newtown.

“Non possiamo rimandare ancora tutto questo”, ha detto Obama, promettendo di usare “tutto il peso della Casa Bianca” per fare in modo che tali proposte divengano realtà: “Il Congresso deve agire al più presto”.

Finora l’amministrazione Obama aveva fatto ben poco per contrastare la crescente violenza dovuta alla sempre più ampia diffusione delle armi da fuoco tra i privati cittadini americani.

Il programma annunciato dal presidente si basa su un’indagine svolta dal vicepresidente Joe Biden che nell’ultimo mese ha sentito tra gli altri anche i rappresentanti dell’industria delle armi.

In particolare, Obama chiede al Congresso di rinnovare il divieto di vendita delle armi da assalto, scaduto nel 2004, di ripristinare i controlli sulla fedina penale di chi acquista armi e dare il via ad una nuova legge federale sul traffico di armi.

viaUsa, Obama presenta storico piano per controllo armi – Yahoo! Notizie Italia.

Voto, Berlusconi: Monti è sotto shock per i sondaggi – Yahoo! Notizie Italia


ROMA (Reuters) – Dopo essere stato definito ieri da Mario Monti un “pifferaio magico”, Silvio Berlusconi ribatte oggi al presidente del Consiglio uscente accusandolo di essere stordito da sondaggi inferiori alle aspettative.

“Monti è sotto shock per i sondaggi che lo indicano come un leaderino di centro”, ha detto Berlusconi durante la trasmissione televisiva Omnibus su La7.

A poco meno di sei settimane dal voto del 24 febbraio il Partito democratico continua a essere nettamente in testa ma il Popolo della Libertà ha ripreso quota con l’offensiva mediatica scatenata da Berlusconi.

Secondo un sondaggio Emg per La7 pubblicato ieri, da un mese a questa parte il centrodestra ha ridotto il suo svantaggio dal centrosinistra di 5,5 punti arrivando ora a -9,5 punti.

Per il sondaggista Renato Mannheimer la coalizione guidata dal Pd è oggi al 36,3% e il Pdl al 29,2%.

Monti, che ha annunciato la partecipazione alle elezioni poco prima di Natale e ambisce a contendere la guida del centrodestra a Berlusconi, è, invece, al 15% circa dei voti, poco avanti il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (12,6%).

Secondo il nuovo sondaggio Tecnè di oggi per SkyTg24 la coalizione di centrosinistra è vista al 37,5% (-0,3 punti), la coalizione di centrodestra al 26,3% (+0,3), il Terzo Polo al 14,8% (+0,3%), Grillio al 14,2% (-0,1) e Ingroia al 4,1% (-0,2).

Per lo stesso sondaggio fra i candidati premier Pier Luigi Bersani è visto vincente dal 44,8% (+2,3), Berlusconi dal 17,8% (-0,5) e Monti dal 16,5% (-0,9).

Questa settimana, un sondaggio Swg ha rilevato che il tasso di popolarità di Monti è sceso al 30% dal 38% di dicembre e il 71% del novembre 2011, quando prese il posto di Berlusconi a palazzo Chigi in piena bufera finanziaria.

Ieri sera l’ex commissario europeo ha lanciato un chiaro attacco a Berlusconi, avvertendo che i sacrifici fatti dagli italiani nell’ultimo anno “possono essere dissipati in 3-4 mesi se al governo viene un vecchio illusionista ringalluzzito o un nuovo illusionista”.

“Berlusconi è come il pifferaio magico di Hamelin che porterebbe gli italiani ad annegare nel fiume”, ha aggiunto Monti rivelando di aver votato per il patron Mediaset nel 1994.

“Non è credibile uno che ha già illuso gli italiani tre volte ed è il principale responsabile del recente aumento delle tasse”.

Pronta la risposta di Berlusconi stamattina: “Noi abbiamo mirato a uno Stato che costi di meno mentre Monti che è uno statalista ha accettato la teoria rigida del rigore imposta dalla Germania che ha portato solo a un peggioramento dell’economia”.

(Alberto Sisto e Roberto Landucci)

http://www.reuters.it

 

Monti: «Il redditometro? Bomba a orologeria di Berlusconi. Non l’avrei messo, valuteremo se toglierlo» – Il Sole 24 ORE


Monti a Porta a Porta

«Berlusconi ha già illuso gli italiani tre volte», e quando «parla di riduzione delle tasse, mi ricorda la fiaba del pifferaio, è un autorevolissimo pifferaio». Gioca all’attacco il premier uscente Mario Monti, ospite di Bruno Vespa per la puntata di “Portata a Porta” che andrà in onda stasera. Ce n’è anche per il leader del centrosinistra, Pier Luigi Bersani, che il Professore rassicura sui possibili “buchi” nascosti nei conti pubblici: «Non c’è polvere sotto il tappeto». Quello del segretario del Pd è un «atteggiamento standard perché Bersani crede di essere il prossimo premier, perciò è normale che voglia vedere conti anche se io nel novembre di un anno fa non l’ho fatto».

Il Cav. «unico responsabile del livello delle tasse di oggi»

Sono parole particolarmente dure quelle scelte da Monti per censurare la politica dell’ultimo governo di centrodestra guidato dal Cavaliere: Berlusconi, sottolinea, «ha fatto un discorso illusionistico agli italiani», perché lui «il principale responsabile dell’alto livello delle tasse oggi. Se ha governato 8 di 11 anni é puerile che le scarichi su chi governa oggi».L’illusione messa in piedi dal Ca. ha funzionato più volte «tanto che – confida Monti – illuse anche me ai tempi della cosiddetta rivoluzione liberale». La questione é che «non si può continuare a credere a queste illusioni».

Abolire Imu? «Lo voglio anch’io, ma senza giravolte. Non avrei messo il redditometro»

Tra i temi su cui il premier viene sollecitato dal conduttore anche l’Imu, la tassa sugli immobili divenuta la croce degli italiani. «Abbiamo eseguito la volontà del governo precedente di portare a zero il disavanzo pubblico, con un anno anticipo come aveva deciso il mio predecessore per un problema di credibilità», spiega Monti, che garantisce: «voglio anch’io che l’Imu sia ridotta ma senza giravolte proprio all’ultimo minuto della campagna elettorale, come sull’Ici, creando situazioni per cui poi hanno dovuto rimetterla». E sul redditometro: «È stata un’altra delle tante bombe a orologeria messe dal mio predecessore che ha punteggiato il percorso del nostro governo. Io non l’avrei messo». Più in generale, il presidente del Consiglio ammette che la pressione fiscale deve diminuire: «I governi succeduti in questi anni l’hanno aumentata troppo». Poi esclude ricette troppo drastiche: «Assolutamente non penso ad un’imposta patrimoniale».

Sul futuro: «Stampella di nessuno, pungolo per tutti»

Il Professore evita invece di sbilanciarsi sull’assetto post elezioni, anche nel caso il suo voto fosse determinante per far nascere un governo a guida Pd: «Noi non siamo la stampella di nessuno, come ha detto con disinvolta ineleganza il presidente Berlusconi. Noi vogliamo essere il pungolo per tutti e non ci schieriamo a favore di questo o di quell’altro. Noi ci schieriamo a favore di certe idee. Vediamo cosa ha da dire Bersani circa il modo di aprire l’economia e la società italiana». Non manca un auto-elogio, riferito al ruolo di governo diretto del Professore sia in Italia che in Europa: «Il sottoscritto si trova in una situazione curiosa perché non ha mai fatto parte di un partito ma é l’italiano che ha governato di più, 10 anni in Europa e un anno in Italia nella situazione più difficile».

viaMonti: «Il redditometro? Bomba a orologeria di Berlusconi. Non l’avrei messo, valuteremo se toglierlo» – Il Sole 24 ORE.

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