Archivio mensile:dicembre 2012

Voto, Di Pietro con Ingroia sostiene movimento “Io ci sto” – Yahoo! Notizie Italia


ReutersReuters /Tony Gentile

ROMA (Reuters) – Il leader dell’Italia dei Valori ed ex magistrato di Mani Pulite Antonio Di Pietro ha annunciato il sostegno del proprio partito all’iniziativa politica promossa da 21 sindaci, tra cui quelli di Napoli e Palermo, e alla quale ha dato adesione l’ex procuratore di Palermo Antonio Ingroia.

In una nota, Di Pietro considera “importante che il centrosinistra non abbia una deriva definitiva verso l’agenda Monti”, affermando che serve discontinuità sui temi fondamentali della giustizia sociale, della legalità e della trasparenza nella gestione della cosa pubblica.

Angelo Bonelli e Mary Luppino, co-portavoci dei Verdi ed EcoCivici, condividono lo spirito e l’appello ad aprire un confronto con movimenti e forze democratiche, fatto nei dieci punti del Manifesto e dichiarano la loro partecipazione all’appuntamento del 21 a Roma.

L’Italia dei Valori, dice Di Pietro, “ritiene i dieci punti del Manifesto “Io ci sto”, che convoca l’assemblea al Teatro Capranica il 21 dicembre, un’importante piattaforma. Un modo serio per mettere insieme le persone perbene dei partiti politici e della società civile che hanno al centro l’interesse dell’Italia”.

La cosiddetta lista degli arancioni è stata lanciata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, da quello di Palermo Leoluca Orlando.

In un’intervista a MicroMega De Magistris ha annunciato la costituzione di questo quarto polo arancione con Ingroia candidato premier alle prossime elezioni di febbraio. Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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Il Canada rinuncia ai cacciabombardieri F-35: «Troppo cari e non all’altezza delle attese» – Il Sole 24 ORE


di Gianandrea GaianiCronologia articolo13 dicembre 2012

Troppo cari e con performance non all’altezza delle previsioni. Con queste motivazioni il Governo canadese guidato da Stephen Harper ha annunciato di rinunciare ad acquisire 65 cacciabombardieri F-35 prodotti dalla statunitense Lockheed Martin.

La decisione di Ottawa è giunta dopo un lungo dibattito che ha coinvolto le istituzioni e l’opinione pubblica canadese. La commessa, necessaria a rimpiazzare i 77 CF-18 attualmente in servizio con l’aeronautica, è stata a lungo sostenuta dal ministro della Difesa Peter MacKay, che ne annunciò il varo nel luglio 2010 definendo l’aereo «l’unico tipo di cacciabombardiere che risponde alla perfezioni ai bisogni delle Forze armate canadesi».

I costi annunciati da McKay per 65 velivoli nella versione convenzionale A, 9 miliardi di dollari, vennero aggiornati l’anno scorso dal Governo a 16 miliardi da spalmare sui bilanci di 20 anni. Cifre contestate da un rapporto del General Account Office (la Corte dei conti canadese) e del tutto smentite dal rapporto commissionato dal Governo alla società di ricerche Kpmg che ha evidenziato anche i costi di gestione degli F-35 Lightning 2 giungendo a una cifra complessiva per 45,8 miliardi di dollari nei prossimi 42 anni.

Il costo di ogni singolo velivolo “nudo” (cioè esclusi ricambi ed armamenti) è valutato oggi 88 milioni di dollari contro i 65 previsti inizialmente ma nuovi rincari sono in arrivo considerati i ritardi del programma e i tagli agli ordinativi annuali anche da parte del Pentagono che stanno facendo lievitare ulteriormente i costi. I jet della versione A costeranno infatti 90 milioni di dollari ma solo nel 2017 mentre quelli prodotti nei prossimi tre anni avranno un costo progressivamente in calo da 127 a 95 milioni di dollari. Abissale inoltre la differenza tra i costi di manutenzione della flotta di F-35 annunciati dal Governo (8,9 miliardi) e rilevati da Kpmg (15,2) che ha valutato costi operativi in 19 miliardi contro i 9 stimati dal ministero della Difesa. Le valutazioni di Kpmg sono state confermate dal colonnello Melinda F. Morgan, portavoce del Pentagono, che le ha definite «in linea con le previsioni del Pentagono circa i cisti del velivolo».

Oltre ai costi il velivolo non è ancora stato messo a punto ma mostra già carenze sotto il profilo dell’autonomia e delle prestazioni “stealth” , cioè della capacità di risultare invisibile ai radar nemici, che doveva costituire l’asso nella manca del caccia americano. L’ex comandante dell’aeronautica canadese, generale Steve Lucas, ha ammesso che nel raccomandare l’adozione dell’F 35, nel 2006, i vertici militari non fornirono alcune «informazioni chiave» sul velivolo. La rinuncia al jet di Lockheed Martin riapre quindi la gara per il nuovo cacciabombardiere della Royal Canadian Air Force facendo tornare in pista la nuova generazione di F-18 di Boeing (Super Hornet) il francese Dassault Rafale (impostosi nella recente gara in India) e il Typhoon prodotto dal consorzio europeo Eurofighter di cui fa parte anche Alenia Aeronautica del gruppo Finmeccanica. Il Typhoon è già in servizio in Italia, Gran Bretagna, Austria, Germania e Arabia Saudita ma potrebbe venire acquisito presto anche da Oman, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. L’analisi dei costi effettuata dai canadesi può essere utile anche per valutare quanto costeranno complessivamente gli F-35 italiani, considerato che noi ne acquisiremo 90 e che di questi ben 30 sono nella versione B a decollo corto e atterraggio verticale, molto più costosa della versione A, 127 milioni contro 164 per i velivoli in acquisizione nel 2013.

Il programma F-35 è il più costoso mai realizzato in ambito militare e (è stato ribattezzato «l’aereo da un trilione di dollari» dal Wall Street Journal) e coinvolge una dozzina di Paesi inclusa l’Italia, che dovrebbe acquistarne 90. In totale gli Stati Uniti prevedono di acquistare 2.443 velivoli e almeno altri 700 dovrebbero essere acquisiti dagli alleati, ma i tagli al Pentagono e soprattutto il ripensamento del Canada potrebbero influire sul futuro del velivolo determinando un “effetto domino” su altri Paesi che hanno mostrato perplessità nei confronti dell’F-35, soprattutto sul fronte dei costi in crescita costante, come Australia e Olanda, mentre la Gran Bretagna prende tempo e non effettuerà ordini fino al 2015.

Washington non ha velivoli alternativi all’F 35 per rimpiazzare la sua flotta di F-16, A-10, Harrier ed F-18 di Aeronautica, Marines e Marina mentre l’uscita di altri Paesi dal programma potrebbe aprire nuovi mercati ai cacciabombardieri europei Typhooon, Rafale e Gripern.

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Berlusconi “clown politico” e “re della confusione”. E ormai non gli crede più nessuno – Il Sole 24 ORE


di Elysa FazzinoCronologia articolo13 dicembre 2012

Ormai non gli crede più nessuno. L’ennesima giravolta di Silvio Berlusconi non viene presa sul serio dai media esteri, infastiditi dal dover rincorrere ancora una volta le dichiarazioni contraddittorie dell’ex premier. Toni spazientiti nella stampa francese: il Nouvel Observateur lo liquida come “clown politico”, Le Figaro parla di “voltafaccia incomprensibile”,.

“Silvio Berlusconi, questo clown politico”, titola con grande evidenza sulla homepage del suo sito iI Nouvel Observateur.

“Ci si interrogava qualche giorno fa sul tema seguente: Berlusconi è un incosciente o un malato?”, scrive la corrispondente del Nouvel Obs Marcelle Padovani. “Oggi il dilemma è risolto: Berlusconi è tutt’e due insieme, e anche un clown politico. Un clown colpito da una grave forma di confusione mentale”.

Per il Nouvel Obs c’è “un gran disordine” nella testa dell’ex inquilino di Palazzo Chigi. I fedelissimi cominciano ad abbandonare la sua nave e il suo isolamento internazionale aumenta: il Partito popolare europeo ratificherà il rifiuto di questo “ingombrante personaggio”. “Tutto si sgretola intorno al Cavaliere – scrive Padovani – e mentre Roma brucia sotto i suoi occhi, quest’uomo continua a credere di potere dominare la situazione con colpi di scena a ripetizione e la sua ostinata presenza sulla scena”.

“Ma chi dei suoi amici o dei suoi conoscenti assidui avrà il coraggio di suggerirgli di fare i bagagli, di andarsi a rilassare in un’isola esotica o in una delle sue venti ville sparpagliate per il mondo?”, si domanda il Nouvel Obs, esortandolo a partire “in compagnia delle escort girl di sua scelta, lasciando la Penisola riprendere fiato, contrare il famoso spread e cercare lentamente di riprendere il cammino della crescita. Senza l’aiuto di nessun illusionista, per quanto truccato”.

Sul sito del Nouvel Obs, anche un’intervista a Joachim Poss, vicepresidente del gruppo parlamentare Spd: “Con Berlusconi, c’è di che avere paura”.

Le Figaro mette alla ribalta il “voltafaccia incomprensibile” di Berlusconi.

C’è un tentativo di spiegazione: “L’effetto sorpresa ha funzionato”, scrive il corrispondente Richard Heuzé. “Tutti i telegiornali hanno aperto con le proposte apparentemente concilianti di colui che si dice sempre candidato a Palazzo Chigi”. Ma come interpretarlo? “Bisogna considerarlo un effetto comunicazione per avviare una campagna elettorale che s’annuncia rude e senza concessioni?”.

Les Echos titola “Berlusconi potrebbe sostenere Monti, sotto condizioni” e sottolinea che il Cavaliere “moltiplica le dichiarazioni contraddittorie”.

Il continuo “flip-flop” di Berlusconi è in evidenza anche sulla stampa Usa. Il Wall Street Journal osserva che Berlusconi è un politico “astuto”, “abituato a fare dichiarazioni contraddittorie per spiazzare gli avversari politici”. Ma, aggiunge la cronaca firmata da Stacy Meichtry e Christopher Emsden, “non era chiaro se Berlusconi stesse facendo una proposta seria o se avesse consultato il resto del partito prima di fare queste affermazioni”. Negli ultimi mesi, nota il Wsj, l’ex premier ha spesso fatto “flip-flop” sul progetto di candidarsi alle prossime elezioni.

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Berlusconi: passo indietro, anzi no. Il Cavaliere lancia anche Monti e Alfano, ma «il candidato per ora sono io» – Il Sole 24 ORE


«Grazie dell’inizio facile… Ma vuole la risposta di ieri, di stamattina, di oggi a pranzo o del pomeriggio?», scherza Silvio Berlusconi replicando alla domanda di Vespa se pensa di confermare la sua candidatura alla premiership, durante la presentazione del libro del conduttore Rai.

«Il mio passo indietro o avanti dipende da come si sviluppano le cose. Se Monti guida i moderati io non mi candido», ha continuato l’ex premier.

Berlusconi su Monti: non accetterebbe di diventare uomo di parte

«Non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte o di partito, non gli converrebbe – ha spiegato Berlusconi -. Ma se lo ritenesse opportuno, i moderati potrebbero rivolgersi a lui, io in passato lo proposi come federatore dei moderati. In quel caso io mi occuperei della mia formazione politica». Certo, Monti dovrebbe tenere insieme «tutti i moderati» compresa la Lega. Ipotesi che al momento sembra totalmente irrealizzabile. L’ex premier si è detto disponibile a non candidarsi anche nel caso in cui Luca Montezemolo si unisse al Pdl. In ogni caso ha ribadito: «In questo momento sono io il candidato a Palazzo Chigi».

Berlusconi: se Monti si candidasse io lo appoggerei

Berlusconi: ma che ci importa dello spread? Non se ne era mai sentito parlare

«Non escludo Alfano, la Lega sarebbe d’accordo»

«Non è affatto escluso», anzi «è possibile che Angelino Alfano, che io considero il migliore protagonista della politica e una persona importante per il futuro del Paese» sia il candidato presidente del Consiglio. Così ancora Berlusconi durante la presentazione del libro di Bruno Vespa. «Ieri – ha aggiunto – ho avuto conferma dalla Lega dell’accettazione di una sua candidatura».

… e su Casini: ha complesso nei miei confronti. Replica: è in stato confusionale

«Se fai un passo indietro io sarò con i moderati mi disse Casini che ha un complesso verso di me, ed io – ha ricordato il Cavaliere – feci un passo indietro e Alfano divenne segretario. Ci aspettavamo il ritorno di Casini, ma questo non avvenne». Berlusconi, ha replicato il leader dell’Udc, «è in evidente stato confusionale se manifesta la possibilità di fare l’ennesima giravolta di un passo indietro in caso di candidatura di Monti a cui la scorsa settimana ha tolto la fiducia in Parlamento. Su una cosa però è pienamente lucido: Monti a Berlusconi ha detto no. Questo a noi basta».

Se Maroni non accetta ticket lombardo, cadono Veneto e Piemonte

A conferma della difficile fase politica del centrodestra, Berlusconi ha poi avvertito la Lega: se Maroni non accetta la proposta di alleanza e il ticket in Lombardia correndo da sola, «cadono anche le giunte di Piemonte e Veneto».

«Spero di recuperare tutti i voti del 2008»

«Posso recuperare tutti i voti del 2008 che non sono andati in nessun altro partito e che sono nell’area del non voto», ha affermato l’ex presidente del Consiglio.

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Borghezio: gli alieni esistono e hanno paura del nucleare | Gossip di Palazzo – Yahoo! Notizie Italia


Scritto da Anna C. | Gossip di Palazzo – lun 10 dic 2012

Secondo Mario Borghezio “i governi occidentali, Nato, Russia e Usa ci nascondono l’esistenza degli alieni”. Lo ha denunciato a Strasburgo dopo la dichiarazione del primo ministro russo Dmitri Medvedev: “Sono tra noi e sono tanti, troppi perché, rivelandone le identità, non si crei il panico”. Per l’europarlamentare leghista le forma di vita aliene non solo sarebbero realmente esistenti, ma avrebbero persino paura dell’utilizzo che noi umani potremmo fare del nucleare. Insomma, sono tra noi: ci osservano, ci spiano e ci tengono sotto controllo perché ci temono, lo ha dichiarato in un’intervista a Il Fatto Quotidiano. Borghezio ha la prima soffiata da un europarlamentare di sinistra, “uno scienziato scrupoloso”, che ammette l’esistenza degli extraterrestri. Così approfondisce la questione: “Mi disse di temere che le maggiori cancellerie del mondo coprano l’esistenza degli Ufo. Anche io un tempo ero fra gli scettici, ma poi un giorno ascoltando Radio Padania cominciai a interessarmi della questione”.

Tanto da mantenere contatti con una giornalista americana molto esperta sulla questione e temere più di tutti i parlamentari dell’Est Europa, rei di nascondere la verità al popolo. Vai a capire perché proprio loro. Tant’è, la missione di Borghezio è ora quella di abbattere il muro europarlamentare dello scetticismo e del silenzio e portare avanti la causa per conto dell’Italia. Come se qualcuno glielo avesse mai chiesto. Dalla sua anche la Chiesa: “Anche la Chiesa si è pronunciata. Ha detto che non è da escludersi una forma di vita esterna. La Chiesa valuta sempre con attenzione. Ora serve la verità. Medvedev ha rotto il silenzio. Fuori i documenti top secret”. All’appello manca solo l’opinione di Bossi e Maroni: più che un’epifania aliena ora si attende una verace reazione leghista alla questione più spinosa dell’anno.

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Risparmiamocelo


Diciamo no alla stangata (dallo 0,15% al 34,2%!?) per 20 milioni di piccoli risparmiatori prevista dal decreto Salva Italia.

Cosa possiamo fare? Fate conoscere Risparmiamocelo a 5/10 persone che saranno colpite da questa ennesima tassa e probabilmente non lo sanno. Informazione è potere e il vostro sostegno è fondamentale per far sentire la nostra voce.

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Bersani vince e può fare ciò che non riuscì a Veltroni: cambiare il Pd – Il Sole 24 ORE


di Emilia PattaCronologia articolo 2 dicembre 2012

Volute a dispetto di tutti e di tutto quando solo evocarle sembrava un suicidio e osteggiate da tutta la nomenclatura del partito nessuno escluso, queste primarie del centrosinistra risultano a urne chiuse, con una vittoria netta oltre il 60 per cento, il vero capolavoro politico di Pier Luigi Bersani. Che le ha volute per riavvicinare la gente alla politica in tempi di antipolitica e di populismo dilagante e ci è riuscito: se è vero che oltre tre milioni di persone si sono messe in fila per votare dopo lunghe file e dopo aver sottoscritto un pubblico appello in favore del centrosinistra; se è vero che financo il demolitore Beppe Grillo, che a caldo aveva definito le primarie una “buffonata”, ora le vuole imitare sia pure con votazioni on line per scegliere i candidati in Parlamento; e se è vero che il Pd, ritrovandosi anche per le gravi colpe del centrodestra unico vero partito nel panorama politico nazionale, è cresciuto in queste settimane nei sondaggi arrivando a rappresentare quasi un terzo dell’elettorato.

Ma la vittoria di Bersani va anche oltre il dato del 60 e passa per cento. Il segretario in quest’ultima settimana, oltre a confermarsi nettamente in testa nella sua Emilia Romagna, è riuscito a ribaltare il risultato in Umbria e Marche dove al primo turno era in testa Renzi. E anche in Toscana, unica regione in cui Renzi è restato in testa, ha accorciato le distanze passando dal 35% al 45%. Non è un dato da sottovalutare per gli equilibri interni del partito in vista del congresso del 2013: Bersani può dire di avere ancora dalla sua la base nella maggior parte delle regioni rosse.

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